Dj Tubet: il ritmo dei suoi versi scava a fondo nelle verità della vita
Messaggero Veneto — 07 settembre 2010 pagina 10 sezione: CULTURA - SPETTACOLO
Il rapper Mauro Tubetti, in arte Dj Tubet entra, alla sua maniera, dirompente, incalzante, coinvolgente, dentro la poesia di Pierluigi Cappello: «Un poeta in grado di scrivere – dice – cose splendide, vere, rispettando il vincolo della metrica. Cappello ha un senso di profondità, limpidezza, una profonda critica esistenziale. Ha una visione della vita alla ricerca della verità e tutto questo lo fa all’interno del verso. Parole molto pensate e pesate, niente è lasciato al caso». Dj Tubet è molto richiesto in Friuli per la originalità del suo proporsi inanellando parole con senso logico e originale a ritmo di rap. A Selvis di Remanzacco, nell’area festeggiamenti o, in caso di maltempo, all’auditorium comunale di Remanzacco, mercoledí, assieme a Stefano Rizzardi, attore e narratore (autore anche del testo), e al giovane quindicenne Mark Kevin Barltrop, attore anche lui, Dj Tubet metterà in scena Corridori, spetacul italofriulan con storie di Africa e garis in biciclete . Uno spettacolo che varia dal registro serio, specie nelle zone dedicate all’Africa e ai destini individuali, a quello comico-caricaturale, fino all’assurdo-demenziale con dialoghi surreali, giochi di parola e nonsense, anche in friulano, lingua che, per scelta, si intreccia all’italiano in un singolare e molto realistico bilinguismo. Le caratteristiche di questo spettacolo sono la presenza della musica rap e reggae e del freestyle e poi il ritmo veloce, l’avvicendarsi di momenti comici e riflessivi, l’originale uso del friulano, l’ambientazione africana, le digressioni tecnico-ciclistiche. Un lavoro divertente e originale ma, a suo modo, anche impegnato e, soprattutto, adatto alle piú svariate occasioni. Dj Tubet fa tante cose diverse. Oltre alle “rappate” e al freestyle presenta anche il pezzo La cantata per Bottecchia di Elio Bartolini, oltre a interventi solo parlati. Ma ci sono anche i remix di alcune celebri canzoni pop di tema ciclistico, una di Ruggeri su Gimondi e una di Gino Paoli su Coppi. Assieme a tutto questo, da una parte lo sfondo geopolitico dell’Africa con il confronto e i pregiudizi di ieri e di oggi, dall’altra l’omaggio a grandi ciclisti del passato come Merckx e Gimondi e gli inserti dedicati a Bottecchia, Coppi e Pantani, tre campioni indimenticabili, tre miti del Novecento uniti da uno stesso destino, una morte tragica e inquietante. Lo spettacolo, che dura un’ora e venti, è stato suggerito a Rizzardi dal libro di Marco Pastonesi La corsa piú pazza del mondo. Storie di ciclismo in Burkina Faso e in Mali (Ediciclo, Portogruaro 2007) e costruisce, attraverso un discorso bilingue, una riflessione su due temi apparentemente lontani: l’Africa e il ciclismo. Il racconto del giro del Burkina Faso, grande esempio di sport equatoriale, con la sua carica di avventura e improvvisazione, rivela la presenza di un “altro” ciclismo rispetto a quello europeo. Un ciclismo dell’anima che si esalta su strade piene di buche, sassi, binari, animali vaganti, nell’inferno rosso della polvere sollevata dall’Harmattan, il vento asciutto del Sahara. Una metafora della corsa, della salita, della forza, della sofferenza. Silvano Bertossi ©RIPRODUZIONE RISERVATA