“Corridori” interessante articolo apparso sul Messaggero Vento il 19/11/2010
Dj Tubet cambia palcoscenico e porta la sua energia da rapper a teatro con una pièce di Stefano Rizzardi Corridori in programma domani, alle 20.45, all’auditorium di Feletto Umberto. Il friulano, la lingua che Tubet usa come una pacifica mitraglia per cantare il disagio e le attese dei giovani della sua terra, è presente anche in questo suo esordio da attore. Si tratta, infatti, precisa Stefano Rizzardi, di uno « spetacul italofurlan con storie di Africa e garis in biciclete ». Rizzardi è l’autore del testo e l’attore protagonista. Dj Tubet (che lo ha già accompagnato in una serie di “prove di riscaldamento” estive) è il suo “complice” e in scena porta l’energia delle tecniche di canto freestyle per le quali è conosciuto anche fuori dei confini patrii. Un canovaccio - questo di Corridori - che i due attori improvvisano anche per noi, cosí, in diretta, per introdurci al senso di questo lavoro. «Oltre a sentirmi un narratore-attore indipendente sono anche un amante della pedalata muscolare, quasi agonistica. E anche un fan dai tempi di Merckx e Gimondi», spiega Rizzardi, che deve lo spunto del testo teatrale ad amici di Spilimbergo «quelli che mi proposero di lavorare su un libro - La corsa piú pazza del mondo — scritto da Marco Pastonesi nel quale si racconta del funambolico giro ciclistico a tappe del Burkina Faso: un ciclismo avventuroso e infantile, questo africano, un piccolo mondo travolgente». «Un ciclismo dell’anima», sottolinea Tubet. «Sí, a costo di cadere nel clichè, anche in questo sport, trapiantanto in Africa, c’è un alto tasso di ingenua vitalità». «E per questo ci sono anch’io», spiega Dj Tubet. «Lo spettacolo è però un omaggio anche ai grandi campioni del Novecento: Bottecchia, Coppi, Pantani». «Nel testo teatrale riprendo lo spunto della epica tappa sullo Zoncolan - spiega Rizzardi -. Era il 22 maggio 2003, e Pantani arrivò quinto. Pastonesi racconta che, quel giorno, gli venne l’idea di seguire la corsa africana parlando con Khalilov, un russo che, ultimo sullo Zoncolan, tre anni prima aveva vinto la classifica finale in Burkina. Così è nata l’idea di dedicare a Pantani uno spazio nello spettacolo. D’altra parte la sua è stata una storia troppo sconvolgente. L’immagine del suo corpo martoriato mi ha sempre ricordato Pasolini, simboli entrambi di una incomprensibile auto-macerazione. Ma penso anche a tutti gli sconosciuti che hanno cercato lo stesso destino, la stessa fine». Quanto alla scelta di portare Tubet a teatro «mi sembrava che la realtà dell’Africa e la velocità ciclistica richiedessero proprio la compagnia del rap, del colpo insistente, violento e ribattuto. E poi canto parlato, improvvisazione e slang mi sono sempre piaciuti». «La proposta mi ha convinto, ma io di ciclismo non so molto. E ovviamente, per fare il mio lavoro, serve immedesimazione. Cosí mi sono tuffato nella lettura - racconta Dj Tubet -. Poi ho cercato le basi adatte. E su quelle ho lavorato, senza dimenticare i remix in elettronica dei brani di Paoli e Ruggeri. Alla fine, nella performance, ci sono musiche jungle, funk, reggae, dub e afro. Il freestyle ha pezzi in stile rap, raggamuffin, dj style scat e toasting, con escursioni nella pura sequenza ritmica e nel grammelot». Sipario! Tecla De Roberti ©RIPRODUZIONE RISERVATA