Intervista a Dj Tubet (pt4):Usi un registro diverso quando comunichi con le hip-hop heads?

“Parte 4 della trascrizione originale dell’intervista che tempo fà mi aveva fatto Alberto Pelus.. ” Tubet

A: Usi un registro diverso quando comunichi con le hip-hop heads?

T: Beh si, praticamente si, oltre al registro c’è proprio un enfasi diversa. Al di là che quando si è sul palco si è diversi rispetto a quando si parla; quindi c’è una comunicazione live, e una comunicazione ordinaria. La comunicazione ordinaria è diversa, perché come in ogni cultura c’è il figo di avere una lingua diversa, di avere dei termini diversi, e quindi è bello sapere che gli altri lo sanno, ed è bello fa vedere che ami questa cosa, a tal punto da conoscere tutti i suoi aspetti. E a tal punto da farla diventare una ricerca di vita del perché, del per come certe cose sono andate così, a livello dei significati dei termini e come sono cambiati nel tempo. È tutto lì alla fine. Anche a livello di crew, ogni crew ha il suo slang, ogni città ha il suo slang, e quindi in realtà qua tocchiamo il vero argomento che una lingua, anche se nel mio caso parliamo anche di lingue diverse, come per il friulano, comunque ogni comunità ha il suo linguaggio, ed il linguaggio serve per farsi capire dalla comunità ma per non farsi capire da chi non è nella comunità. Quindi il divertente è il non farsi capire. Questo punto è arrivato all’estremo con certi Mc come Neffa o anche altri. Era proprio quello, conoscere ogni zona in base all’inflessione, non tanto degli accenti, ma proprio della variabilità dei termini. E quindi era figo all’epoca conoscere una geografia italiana in base a queste cose, sapere dove si riunivano i bboy, in che zona, sapere chi era che traeva le fila e quali erano i linguaggi. Era tutto lì il bello.Poi mi ricordo  l’universalizzazione del bella lì, che era una cosa di Bologna, con gli anni è diventato patrimoni dell’UNESCO (scherzoso); cioè ormai per tutti, dall’hiphop al reggae è diventato bella (senza li) e ormai il saluto è quello. Quindi una cosa da essere patrimonio di una città, che quasi ti sputtanavano se lo dicevi tu che non eri di l,ì adesso ormai con gli anni è diventata universale anche in Italia. Ad esempio tutti i vari termini, squad è sempre stato usato più per il breaking, click quasi sempre più per il writing, posse primo periodo poi crew erano generici ma pi per gli Mc. Questa una cosa del ù è tutto italiana, per esempio, quindi è bello anche vedere gli slang che sono universali nella cultura hip-hop come hanno attecchito nelle varie zone. O cosa le varie nazioni hanno sviluppato di quello o quell’altro concetto.

A: Questa idea di una cultura di strada che comprendeva anche altre manifestazioni.

T: Esatto, questo anche sul vestito. La varia evoluzione del vestito nell’hip-hop che pian piano è diventato universale di un essere alternativo, di un essere street. Adesso il pantalone giù lo hanno tutti, dagli emo ai punk . Quella volta o eri un bboy o avevi i finti pantaloni larghi della “Energie”. Non c’era alternativa. Quindi un po’ il linguaggio che va oltre il linguaggio stesso e diventa espressione alla fine intesa come media, intesa come maniera di vivere il territorio, di vivere gli spazi relazionali e sociali, di salutarsi con le mani, i vari saluti delle varie confraternite e anche il vestito che ha avuto la sua evoluzione, e la sua importanza. Quindi una cultura è un linguaggio che coinvolge tutta la persone e tutto quello che la persona può esprimere, secondo me.

A: L’Mc guarda al linguaggio del suo posto dove vive, per poi trarre alcune espressioni tipiche usandole all’interno della sua produzione musicale e poi diffonderle a livello nazionale, mondiale o anche solo regionale. Viene dalla strada? Viene dal gruppo di amici?Cosa può influire? Può essere un linguaggio di un particolare settore della moda, del basket, di qualcos’altro? Si prende di qua, si prende di là…

T: Viene alla fine da tutte le cose che hai detto, viene dalla comunità che tu rappresenti, perché alla fine l’hip-hop è rappresentare. Il significato dell’mc è diventare il portavoce, la rappresentanza del gruppo di cui fa parte. Il suo valore, la sua potenza è questa. Il rap è uno strumento per farsi ascoltare, per poter rappresentare, cioè far conoscere al mondo intero quello che tu non vuoi far capire perché parli nella maniera della tua comunità, Quindi tutto ha senso nella località, ma tutto è espresso in maniera che sia globale. Cioè l’obbiettivo è globale, ma la parlata è locale. Per questo nelle varie fasi dell’hip-hop e di queste culture c’è sempre un partiamo facendo la stessa roba che fanno in altri posti, usando la loro stessa lingua, lo abbiamo visto con l’hip-hop, lo vediamo nel reggae, troviamo la nostra lingua, prima l’italiano poi i dialetti poi le lingue minoritarie, poi da li torniamo alla lingua universale. Un po’ sono dei flussi come nella poesia che durano quei 10, 20 anni. Quando una cosa nuova si ha la lingua da dove proviene la cultura che tu vuoi fare: è è stato così per il rock e tutti i generi. Pian piano si introduce la tua lingua, perché impari che cosa significa fare quella cosa, non la copi. Infatti i primi rapper venivano accusati di essere delle copie degli americani, “Give me Five” di Jovanotti, se ben ci ricordiamo mi fa abbastanza ridere il concetto, no? Poi dal give me five dieci anni dopo siamo arrivati al bella lì, ad aver capito che cos’è il give me five per noi, abbiamo inventato il bella li. Quindi ci vuole tempo per capire il ruolo che ha l’mc. Quando l’mc è padrone del suo ruolo può inventare, può essere importante a livello linguistico. Quindi le parole derivano da quello che lui vive, ma lui vive quello che vuole rappresentare, questo è il concetto, è il represent il concetto cardine della faccenda. Quindi le parole e le lingue sono adattate per essere diciamo importanti per colpire la comunità che non ti vorrebbe accettare, tu non vuoi essere accettato ma vuoi che ti capisca, sostanzialmente.

A: E’ il paradosso della cultura di massa…

T: E’ il paradosso della lingua, vuole essere diversa per non farsi capire, ma vuole essere anche capita. C’è sempre sta ambivalenza, e lo slang è questo: io invento una cosa che solo i miei possono capire, ma vorrei che tutto il mondo conoscesse. E in questo, alla fine, l’hip-hop è semplicemente stato facilitato perché si basa sulla parola, ma ha fatto vedere chiaramente che questo è il ruolo di ogni lingua, di ogni invenzione, che poi non è nient’altro che suono arbitrario che pian piano diventa un qualcosa. Però le cose nascono dal gioco del rapper,perché alla fine è percussione. Quindi qualche volta vuole prendere per il culo, diciamo, l’ascoltatore mettendo dei giochi, e solo chi è dentro la comunità, dentro la lingua capisce quando è sillaba e quando è parola.

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