Dj Tubet feat Larson - Ricordi di un’estate

Il mio angolo di paradiso, narrato a video in una continua variazione di ritmo tra le immagini lampo del sogno, il vortice del risveglio, e il lento sfogliare del ricordo.

Ricordi di un’estate, è una traccia rappata in francese, italiano e friulano contenente gli echi delle vacanze estive a Nimis, un piccolo paese in provincia di Udine.

Registrata e masterizzata da Dj Tubet a Nimis (it)
Prodotta e Mixata da Larson a Domont (fr)

Video by Clabax

Solo 1 b​-​boy feat. Dj Tubet

Dedico questa traccia a tutti a tutti quelli che han vissuto il movimento hip hop di seconda generazione…quelli che avevano 16 anni almeno 10 anni fa…;-)

La canzone “Solo 1 b​-​boy” esce per le produzioni di Vest’O  nel numero 6 di Opposable Thumbs: UP! 


http://vestobeat.bandcamp.com/track/solo-1-b-boy-feat-dj-tubet


Vocals: Dj TubetSolo 1 b-boy
Autore : Dj Tubet
Compositore : Peter David Medley

Ricordo che scivola attraverso quegli anni
piumini e visiere sui tuoi attaccapanni
golden era al di là degli affanni
per avere uno stile passan un tot di compleanni
ascolti dischi non sei hip hop head
provavo col rap e la break facevo tag e anche scratch
Bambaataa , Kool Herc e Grand Master Flash
a confronto SXM mi sembrava piu fresh
b-boy locali per strada fuori dai locali
ci becchevamo alle jam senza aver cellulari
party con tutti e 4 gli elementi culturali
pochi MC su poche buone strumentali
paura prima di entrare nel cerchio di chi ne sa
mic check gusto dopa al sole queste le jam a quell’età
scarpe con i fat laces giro ancora con i baggies
tu hai i jeans cosi stretti che mi sembrano dei leggings

Rit (x2)
io non sono ciò che pensi non sono ciò che vuoi
sono ciò che suono e sono solo 1 b-boy
non sono ciò che pensi non sono ciò che vuoi
sono ciò che suono e sono solo 1 b-boy

In edicola compravo Aelle, nelle jam le fanzine
silicone sulle felpe per girare in backspin
Yo! MTV Raps freestyle e i vari clips
hai le gazzelle ai piedi se hai visto Beat Street
Hip Hop Italian Special e One-two One-two
registrate sui tape per farli durare di più
rap industria suckerate senza flow
è una presa per il culo come un minstrel show
ritorno al buon gusto come i Next di
tipo gli OTR con ce n’è su TMC
ora che tutto e regolare tipo Nate Dogg e Warren G
vorrei capelli di lana con le maschere da sci
se non sai cosa rappresenti cazzo fai l’MC
tu che l’hip hop pensi sia un genere come l’R&B
fabbricante di felicità lascio il mio tempo qui
un vero artista muore sul palco come Judge Dread

Rit (x2)
io non sono ciò che pensi non sono ciò che vuoi
sono ciò che suono e sono solo 1 b-boy
non sono ciò che pensi non sono ciò che vuoi
sono ciò che suono e sono solo 1 b-boy
credits from Opposable Thumbs: UP! Vol. 6, released 18 October 2011
Vocals recorded by Dj Tubet @ his house (UD)

Intervista a Dj Tubet (pt7):Che cosa vuol dire per te rappresentare?

“Parte 7 della trascrizione originale dell’intervista che tempo fà mi aveva fatto Alberto Pelus.. ” Tubet

A: Che cosa vuol dire per te rappresentare?

T: L’ho già detto un po’ prima. “Represent represent, già so già sai” diceva qualcun altro. Le tre parole d’ordine che ho conosciuto dall’inizio del movimento erano tre: respect, represent e keep it real. Era un po’ l’etica dell’emcing, ogni arte aveva la sua etica, no? Insomma sappiamo il writer, il breaker … l’mc, quello che io ho capito all’inizio dagli altri che un po’ avevano fatto prima di me, un poì da solo, erano queste tre robe. Però il vero significato di cosa significa rappresentare l’ho capito con gli anni dopo, perché non era tanto ben chiaro,visto che gli mc appunto avevano 10 anni di distanza. Il mio gruppo preferito era A Tribe Called Quest, diceva Neffa: “so che viene da lontano, pace alla Zulu Nation, Afrika Bambaataa”. Ecco, la Zulu Nation è la prima roba che ho conosciuto anche io, a livello di termini, ma non si capiva bene cosa voleva dire quella cosa l,ì ho potuto capirlo anni dopo, per cui il concetto di represent era una parola d’ordine, era la parola chiave come diceva appunto Neffa. Difatti: “se capisci capisci, non do altre spiegazioni, il mio messaggio è a senso unico”, diceva Ice one, nel 94. Era l’intendere questo represent e non è che lo capivimolto quando iniziavi; qual’era il tuo ruolo, non lo potevi capire, sapevi che era questo dicta, tu rappresenti. “Io rappresento per l’hip-hop con le rime in italiano” diceva Neffa, ma adesso riesco a dare valore a quelle parole, all’epoca non capivi cosa voleva dire veramente. Perché le città erano anni luce, tanti anni separate. Quindi quello che capivi, lo capivi da un giornale che arrivava in  edicola e che lo conoscevi comunque 6 o 7 anni dopo da quando era partito e tiarrivava che era già scaduto, era già il mese dopo. Quindi non riuscivi a sapere dove erano le feste, lo sapevi in ritardo, non riuscivi ad avere i contatti col movimento, e non c’era gente che ne sapeva più di te. Quelli che hanno iniziato prima di me hanno iniziato a rappare ma a capire la cultura più o meno eravamo li, perché non c’era nessuno che poi in queste zone si è spinto a conoscere le altre zone italiane. Tutte le periferie hanno ragionato un poì così, perché le jam in Italia erano poche, erano grandi e chi ci andava? Ci andavi solo se avevi il livello; se avevi appena iniziato non andavi ad una jam dove c’erano i più mostri di break, di quello, di quell’altro, non avevi i soldi, non sapevi neanche come andare, come prendere una metropolitana, quindi eri tagliato fuori per anni. Ed eri dieci anni indietro quando iniziavi, quello che arrivava in tv era ormai gente che da 15 anni rappava, come li prendevi? Quindi cosa significa per me rappresentare, significa portare fuori il linguaggio, i problemi della tua quotidianità ma della tua comunità, un po’ occuparsi quasi in senso politico, in senso lato, non in senso politico stretto.

A: Cosa ne pensi dell’appropriazione del linguaggio hip-hop da parte della cultura mainstream o di altre subculture.

T: Penso che è inevitabile, ma penso che sia difficile da capire come per noi era difficile capire quando iniziavamo. La parola era difficile da capire perché la parola nasconde dietro un concetto, quindi nasconde dietro un comportamento, quindi una cultura, per noi era difficile capirla, adesso che l’abbiamo capita ci troviamo che, sfortunatamente, queste parole d’ordine e queste parole chiave girano per mano di bocche che sono l’opposto di quello che era il significato stesso, e quindi non hanno più valore, non hanno più senso. E quindi la sfida è ormai non tanto nella cultura, perché la cultura hip-hop ormai non esiste più come è partita. Ormai ogni disciplina è una cultura hip-hop a se stante, ed è un arcipelago di culture e contatti, ormai la lingua è talmente in movimento, lo slang è talmente in movimento che se la tenga pure il mainstream, tanto ormai i linguaggi sono velocissimi, anche i generi sono velocissimi nella loro modificazione, quindi non c’ quella staticit che è à c’era quando abbiamo iniziato, perché i media non sono più gli stessi, non ci sono le videocassette ed i giornali; ci sono i blog e quindi la cosa viaggia molto più veloce. Quindi che l’abbiano i media a me dispiace, ma tanto quello che hanno i media non è l’hip-hop che io so di conoscere, non possono avere il concetto che la mia generazione possiede, e la mia generazione hip-hop fa fatica a riconoscersi e a far comprendere quali erano e quali dovrebbero essere ancora i valori alla nuova generazione hip-hop. lo stesso mcing è cambiato, è importante la sfida, è importante l’insulto, non è importante tanto la ricerca linguistica, è importante l’efficacia, è importante la spacconeria, quindi è tutto capovolto. Per quello ce l’ha il mainstream, quando diventa così diffuso, diventa l’opposto del suo significato. Quindi tocca e toccherà a chi è dentro, più o meno dentro, ridisegnare le cose, e questo sta già succedendo.

A: Cosa pensi del linguaggio hip-hop delle nuove generazioni

T: Eh, è che non è solo il linguaggio, è il vestito, è il modo di porsi, che sta diventando un patrimonio comune. Anche una certa arroganza, che nell’hip-hop era diciamo l’autodifesa, la sfida era la crescita per il cambiamento, adesso è l’affermazione sociale in senso arrogante: non valgo non se non rappresento la mia comunità e se non ho un mio stile e un mio slang, non valgo se non sono visibile, se non ho tanti click su Youtube. Quindi tutto è la visibilità, anche nell’hip-hop. Tutto è stravolto, per darsi una visibilità adesso si deve andare con i pantaloni stretti e non con i pantaloni larghi, per cui cosa ne penso che c’è nelle nuove generazioni? Mi fa arrabbiare ma come ho detto prima non ci sono più i valori della mia generazione e quindi io continuo a rappresentare la mia generazione, a cercare i vestiti ormai quasi introvabili della mia epoca, a recuperare i vinili e la conoscenza che non ho ancora della mia epoca, con i libri di cui abbiamo discusso e a far rivivere nel mio esempio ancora la mia epoca, cercando il contatto con l’epoca nuova per vedere dove sta andando l’hip-hop, per essere sempre un tramite veicolare. È bello che l’abbiano tutti, mi piacerebbe che qualcuno rimanesse coi vecchi valori, e qualcuno c’è ancora di old school, per poter fare un punto di collegamento, per poter approfondire i termini. Perché altrimenti li facciamo patrimonio di tutti ma manca poi il significato culturale, manca poi l’esempio culturale. Allora poi diventano termini di tutti, ma sono la tag in un blog, non hanno più lo spessore della parola. Il rap è nato per dare dignità alla parola, il ruolo dell’mc è dare dignità alla parola. Ormai tutto è fretta, tutto è veloce, tutto è cambiamento, ma il rap ha fissato le parole; l’importanza la coscienza di un mc che conia nuove parole deve essere quello di dare dignit à alla parola, il nostro ruolo è questo. E quindi che l’abbiano le nuove generazioni va bene, è un punto di dialogo per approfondire nuovamente il discorso, forse per reinventare termini, forse per approfondirli, ma non per perdere dignità alla parola, non per lasciare che le parole siano dei suoni di accesso comune senza niente dietro, perché sarebbe la morte di tutto lo sforzo culturale di questa generazione hip-hop, sarebbe lo sforzo dell’old school andato perso per niente. Ecco, questo mi dispiacerebbe, e io spero che quelli che la sentono come me, che hanno approfondito negli anni il discorso, siano in grado domani di essere ancora credibili, di essere capiti e di poter avere uno scambio. Ok, tu sei un mc da battaglia, mi insegni questa cosa, io ti insegno le mie cose, insieme facciamo vedere tutti i lati della cultura, perché una volta l’hip-hop era più diversificato, adesso essendo più di patrimonio comune è più standardizzato, nei termini, in tutto, e quindi quasi quasi, per avere un’originalità bisogna capire da dove si è partiti. Quindi conoscere i termini, e l’amore che si approfondisce, deve passare attraverso i costumi; per me è irresistibile sapere qualcosa dell’old school, è irresistibile immaginarmi cosa vivevano queste persone… .

È questo il ruolo del rappresent, essere quello che hai studiato, quello che vorresti, quello che la tua comunità ti ha insegnato e ti ha regalato, sostanzialmente, lo sforzo della tua comunità. Sei eletto nella tua comunità senza voti.

A: O ti auto eleggi per rappresentare la tua comunità

T: In realtà ti auto eleggi, ti arroghi il diritto di essere eletto, ma se hai uno slang, uno stile sai quello che fai, i voti li hai.

A: qualche definizione tecnica di tecnica rap.

T: varia come per i breaker, capire i passi, per gli mc capire come chiamare le cose, o come forse qualcuno le ha già chiamate, o cosa significa quello o quell’altra tecnica Cmq al dil delgi stili metrici e musicali la rappata un flow cio un flusso à è ò di parole come queste cadono scorrono sul beat, contenuto: il tema del pezzo puo essere story telling se segue una storia o ego trip se segue un viaggio mentale…e in fine delivery cioè l’interpretazione quasi a livello di teatro style…quindi respirazione toni di voce ecc..

Intervista a Dj Tubet (pt5): Come mai hai deciso di fare rap in friulano?

“Parte 5 della trascrizione originale dell’intervista che tempo fà mi aveva fatto Alberto Pelus.. ” Tubet

A: Come mai hai deciso di fare rap in friulano?

T: E’ sempre stata la mia lingua, quindi è stata la mia anima che ha deciso per me. È stata la mia comunità che ha deciso che dovesse andare così. Il percorso era già stato avviato, io comunque lo avrei fatto lo stesso, poi sono entrato in un gruppo che già lo faceva e quindi sono riuscito ad andare avanti sempre con questa faccenda qua. L’uso del friulano è stato ed è indispensabile proprio a livello di sonorità, a livello di rappresentanza del luogo. Però è una cosa molto limitante e ci sono voluti dodici anni per riuscire a portare questa cosa in Italia e anche un po’ in Europa. Comunque è una lingua che non si può capire, al di fuori da chi la sa parlare, e siamo oltre lo slang. Infatti, il problema di chi come me usa un’altra lingua deriva dal fatto che quella è la lingua che usi di più, quindi la modificazione delle parole avviene all’interno di questa lingua. Quindi già è una lingua che la gente non capisce ed in più è modificata, e finisce che anche la tua comunità linguistica ne capisce poco. Specie quando l’mc è giovane, tende a parlare veramente della schiera di amici. Mi ricordo i primi testi sul girare a Udine, li potevamo capire solo noi. Quindi l’invenzione non avviene sull’italiano, come invece è avvenuta in chi nella nostra epoca usava l’italiano, mi riferisco a Bologna, Torino ecc. Veramente l’italiano rimane vergine, perch lo usi come lingua é convenzionale, lo usi com’è, l’accento si sente un po’ diverso ma non c’è modificazione, mentre c’è modificazione in questa lingua. Questo fa sì che non si crei uno slang, quindi una lingua convenzionale. Questo fa sì che chi come noi ha usato una lingua minoritaria (c’erano già degli esempi molto ben riusciti sul sardo) fosse proprio strano, eravamo proprio se fossimo alla fine di un’altra nazione. E lo siamo tutt’ora, così. Quindi la difficoltà in questo caso è iper, è molto più alta.

A: Pensi che il rap in una lingua minoritaria acquisisca significati diversi?

T: Si, perché proprio la struttura della lingua è diversa, gli accenti, i fonemi. Certi fonemi non ci sono nelle altre lingue. Quindi è più facile con un’altra lingua riprodurre la sonorità e l’aspetto originale della cultura, perché assomiglia più ad una lingua estera, perché di fatti lo è. Il significato che tocca è un significato identitario, è così per ogni comunità, però in questo caso la comunità linguistica è anche una comunità “territoriale” anche se non è un territorio fermo, perché ci sono più friulani in proporzione nel mondo che in Friuli, due volte tanto che non all’interno della regione. Però acquisisce proprio una rivendicazione di identità. Simile per quello che è successo un po’ con il giamaicano, potrebbe essere successo per Bob marley o per aspetti di meltin pot come lo SpanEnglish o di certe altre comunità di gang ecc. Lì, oltre che la lingua è proprio in gioco il rapporto fra le identità, cosa che con l’italiano non si verifica. E questa cosa qua subisce gli stessi procedimenti che subisce l’italiano slangato all’interno dell’hip-hop, quindi non è una cosa nuova, solo che il livello di incomprensibilità è maggiore e quindi il fenomeno agisce in maniera più rapida, più violenta, nel senso che è più accentato il divario; quindi alla fine è molto più limitante perché c’è meno scambio e proprio non ci si può capire. L’interesse delle altre comunità è minore e l’interesse interno è maggiore. Questo fa sì che le cose siano un po’ più complicate.

A: Credi che sia una limitazione dal punto di vista di bacino di pubblico?

T: Eh beh, si, lo è. Questo è il significato dell’hip-hop: la limitazione. Non abbiamo niente, con questo niente creiamo l’arte. Abbiamo la parola, beh, è già la canzone, abbiamo il corpo, è già il ballo, non abbiamo niente per far musica, abbiamo un giradischi che è già tutto. Non abbiamo …usiamo le bombolette. Tutto quel che abbiamo c’è già, perché è limitato, ma la limitazione crea il vincolo per avere una creatività maggiore. Questo lo si vede nel vincolo anche che si pongono gli mc ad esempio, parlavamo prima del 4 4, del freestyle, tutti questi vincoli metrici non fanno che accrescere il livello di creativit. Il vincolo di à una lingua diversa non fa che accrescere la forza interna, perché l’umiliazione che subisci di non essere capito è maggiore. Quindi la voglia di spaccare è più forte, di mettersi in gioco è più forte. Questo fa si che non riesci a muovere tanto, però quando muovi, muovi tutto d’un colpo ed è facile che sia interessante in pochi anni, quando funziona, come è successo a me per l’Europa, più che non per l’Italia. Quindi quando si muove si muove tutto d’un colpo. Invece per chi lavora con l’italiano anche slangato subisce di avere più pubblico però può essere più banale. E quindi avviene il fenomeno in maniera diversa, non è né meglio né peggio, certamente è molto più limitante, hai il pubblico più ristretto, è più ristretto perché il territorio è più piccolo, però è più vasto come interesse a livello di rete. Questo con l’avvento di internet ha cambiato molto le cose. Perché non si è soli, ma la vicinanza è tra chi ha la stessa limitazione. Quindi è più facile avere simpatie in altre lingue minoritarie e quindi in realtà ti crei una comunità di limitanza, questo è quello che avviene. Mentre per l’italiano crei una comunità più facilmente all’interno della stesa comunità linguistica.

A: Per quanto riguarda l’uso del friulano, hai avuto agevolazioni e soddisfazioni nella tua carriera che non avresti potuto avere con l’italiano?

T: Si e no, nel senso che quello che io posso fare adesso è quello che il lavoro sul friulano mi permette di fare. Io canto da dodici anni ma il fenomeno di rivendicazione nella musica è trentennale, una legge esiste da circa vent’anni. Agevolazioni economiche no, l’unica agevolazione che però è un’arma a doppio taglio, che è stata utile all’inizio, è stato il fatto che qua ci sono delle radio locali che possono passarti se fai qualcosa in friulano. Quindi, per gli artisti che fanno in friulano, risulta che dal niente possono apparire ad esempio sul giornale, possono avere un passaggio in radio.

Intervista a Dj Tubet (pt3) :Parliamo del gergo hip-hop. Come entravi a contatto con le parole di questo gergo, sia in italiano che in inglese? a quel tempo come si trasmetteva la parola?

“Parte 3 della trascrizione originale dell’intervista che tempo fà mi aveva fatto Alberto Pelus.. ” Tubet

A: Parliamo del gergo hip-hop. Come entravi a contatto con le parole di questo gergo, sia in italiano che in inglese? a quel tempo come si trasmetteva la parola?

T: Beh, la prima ondata, che io non ho conosciuto ma Passion si, cioè l’epoca delle posse, stava già finendo quando è nata la mia posse. Le prime posse rappavano in inglese e qualche pezzo l’ho sentito anche io ma più tardi. Difatti, anche il primo Kaos reppava in inglese. Il primo slang che si è diffuso nell’hip-hop della mia epoca che tutti sapevano era lo slang di Neffa: bella li, ballotta, guaglione, questi vocaboli un po’ tra il meridionale ed il bolognese.

E anche lo slang di Lou X era molto forte, all’epoca; infatti tanti mc si ispiravano a questi due,  anche in regione. Era difficilissimo che un mc non iniziasse dicendo bella li o non dicesse  guaglione in un testo, ti veniva naturale da tanto che ascoltavi ‘ste cose. Il linguaggio invece appartenente alle varie discipline era noto, ma non si capiva bene da che cosa derivava  semanticamente..

Si conosceva l’idea di jam, cosa significava, ma anche il termine block party l’ho sentito molti anni dopo. Tutti i termini di writing si conoscevano, tutti taggavano, lo slang girava, però c’era molta confusione, sull’origine dei termini, sul perché, sul per come delle cose. Specie dei termini foundation propri della cultura. Calcola che i passi venivano storpiati in italiano, il footwork diventava quattro cantoni… io lo chiamavo così all’inizio perché erano i quattro angoli che facevi o le quattro posizioni della pancia. Il windmill diventava “wimming”, perche non si capiva l’inglese.

A: Il “parainglese”…

T: Oppure “girandola”, “elicottero”, le cose arrivavano in maniera un po’ deformata.

A: L’appropirazione del lingaggio, lo dovevi reinventare per necessità…

T: Anche perchè non c’era la diffusione, a parte Aelle, che trattava poco é il linguaggio: lo capivi leggendo, però non c’erano dizionari dei termini. Inoltre, in Italia quegli anni, nessuno capiva niente di slang, per dirla vera, quindi non si riusciva a decifrare i testi. Perché non c’erano neanche i testi in giro, mi ricordo che c’era una leggenda su un contest dei Bone Thugs n Harmony che se riuscivi a capire le parole del loro extrabeat vincevi dei cd. Quindi eravamo all’epoca quasi al livello di non capire le parole. Quindi era tutto confuso. Calcola che però era la prima moda giovanile alternativa che usciva dal tempo degli hippy, quindi erano tutti che avevano i pantaloni larghi, ma quelli che facevano erano pochi. Non era come adesso che c’è l’emo ecc. Era finito il movimento punk, diciamo, ed era subentrato quello hiphop. Infatti, nei centri sociali, dal punk si sono spostati sul rap ecc. Come adesso che dal rap passano al reggae o la dub, però era l’unica cosa che avevi di alternativo, quindi coinvolgeva veramente una generazione. E si conoscevano all’epoca tutte e 4 le discipline, cioè sapere la differenza tra hip-hop e rap, quello si, era basilare, cioè lo sapevi, i fondamentali c’erano e c’era anche il foundation culturale, che adesso non c’è. Le prime cose che sono servite a far conoscere la cultura più che altro erano i mixtape, e le videocassette di Mixmen, i primi reportage di esa su tutto il movimento. Facevano reportage sulle jam anche estere, sui breaker, sulle sfide di mc, sui writer. Trovi qualcosa su Youtube, adesso se cerchi Mixmen. Qualche roba così arrivava, qualche vecchia videocassetta di break, ridoppiata, con mille strisce bianche, arrivava. Però era era molto scuro il movimento degli mc, come riuscissero a fare certe robe, anche a livello di produzioni, non si capiva un cazzo; mentre il writing era più decifrabile (perché c’erano molte fanzine di writing) e la break per via delle videocassette. Infatti qua in Friuli, break e writing hanno avuto un livello ufo mentre per l’emcing, a parte appunto io che mi sono dedicato al freestyle, o qualcuno che è stato più nel classico(Giuann), non è uscito realmente alcun mc da qua all’epoca. Come da altre zone piccole. Tanto meno beat maker, insomma. Anche perché l’hip-hop si fermava in Veneto. Perché il Friuli già ha tanta strada per arrivare in Veneto, nessuno girava all’epoca: c’erano Seca che era il più old school qua e Nashir, breaker di Trieste, che però già all’epoca faceva lo spogliarellista, aveva già mollato. L’EAD a Padova era ferma, stava la, il movimento di Trieste appunto Seca e dj Cue che già all’epoca avevano un mixtape, una cassettina, un demo ad alto livello (dj Cue eran 15 anni che faceva il dj) comunque se ne stavano fermi. E quindi non giravano. Gli unici che giravano erano appunto Shocca, Mista, i Centro 13, per cui se non avevi contatti con il Veneto, non avevi contatti con l’hip-hop.